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Congresso FDI-AN Fiuggi. Discorso integrale Barbara Benedetelli

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So che siete stanchi ma vi chiedo 9 minuti di attenzione perché quello che vado a dirvi riguarda tutti quanti. E’ la difesa della vita. Non solo delle donne, ma di ognuno. Anche se è da lì che parto, dalla difesa della vita delle donne, perché oggi è l’8 marzo e il Dipartimento tutela Vittime della violenza, di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, ha lanciato la campagna #IONONFESTEGGIO, perché non c’è niente da festeggiare in un paese dove viene uccisa una donna ogni due giorni da chi diceva di amarla. Non c’è nulla da festeggiare, in un paese dove uno stupro di gruppo è considerato una bravata, e i responsabili invece di andare in prigione vengono messi alla prova e vedono il reato estinto in pochi mesi. Che cosa può provare una donna violata nel corpo e nell’anima di fronte a questa ingiustizia?

Un anno fa è nato il Dipartimento Tutela Vittime. Un Dipartimento che oggi può contare su una rete nazionale di persone straordinarie, alcune di loro sono qui e le ringrazio, perché hanno saputo entrare in punta di piedi nelle vite disperate di chi ha subito la violenza altrui, e lo fanno consapevoli che la sofferenza di uno è la sofferenza dell’altro e che il nostro compito è quello di promuovere politiche che mettono al centro dell’azione l’innocente.

Oggi, grazie all’ultimo svuota carceri, abbiamo un garante nazionale per i detenuti, ma non c’è un garante nazionale per le vittime, che vedono ogni giorno calpestati i loro diritti umani e la loro dignità. E questo accade ogni volta che un bambino abusato è costretto a incontrare il pedofilo nel suo palazzo, perché sconta la pena ai domiciliari; lo è ogni volta che una madre viene cacciata dall’aula di un tribunale senza rispetto per la sua condizione di sofferenza; lo è ogni volta che due genitori vedono girare con la stessa auto che gli ha ucciso il figlio il suo assassino, che non ha mai scontato neanche un giorno di una condanna sempre più virtuale; lo è ogni volta che scoprono la profonda ingiustizia di un paese che per esempio prevede nell’ordinamento penitenziario sostegno per le famiglie dei detenuti, mentre una madre deve andare all’obitorio da sola, senza un sostengo psicologico, a riconoscere il proprio figlio morto ammazzato.

Vorrei leggervi le parole del papà di Fabiana Luzzi, uccisa a coltellate e bruciata viva a 16 anni, senza pietà. Ho incontrato i genitori di Fabiana e la mamma mi ha raccontato che quel giorno, in ansia per la figlia, ha chiamato il fidanzato chiedendogli se sapeva dov’era. Lui le ha detto che stava facendo benzina per andarla a cercare, invece stava facendo benzina per andarla a bruciare!

“L’assassino di mia figlia, sta ricevendo tutte le attenzioni del caso, visite mediche, strutture sanitarie, e a breve il trasferimento in una comunità di recupero. Lo Stato che si sta prendendo cura di lui, ha mai mandato qualcuno a casa mia per informarsi della nostra salute fisica e mentale? Si è mai chiesto se dormiamo, o se ci svegliamo di notte a piangere, con il cuore in gola? Se abbiamo bisogno di aiuto? Non lo ha mai fatto! Noi siamo rimasti soli. “

E quella solitudine è la stessa che provano milioni di vittime della violenza umana, dell’irresponsabilità e di uno Stato spesso corresponsabile di eventi tragici che si potrebbero evitare se in questo paese ci fosse la certezza della Giustizia. E non dico certezza della pena, ma della giustizia, perché in Italia può accadere che una persona sia arrestata per peculato senza uno straccio di prova, per poi essere rimandata a casa con tante scuse e la reputazione rovinata, e invece un uomo socialmente pericoloso che colto in flagrante è stato condannato in primo e secondo grado per stupro, rapina a mano armata e sequestro di persona, può attendere il terzo grado di giudizio in libertà e può rapire e uccidere a badilate un bambino di meno di due anni com’è successo a Tommaso Onofri.

Tommy sarebbe ancora vivo se fossimo in grado di dare alla vita e all’integrità il prezzo che hanno. Prezzo sì, perché la nostra integrità e la nostra vita un prezzo lo devono avere. Quel prezzo si chiama libertà. Una libertà che lo Stato ha il dovere di negare a chi ne abusa negando quella altrui!

A tutta questa ingiustizia le vittime si ribellano, ma la loro ribellione è muta, invisibile, solitaria. Hanno bisogno di noi. La destra si è sempre battuta per la certezza della pena e per la sicurezza. Battaglie di civiltà irrinunciabili. Ma dobbiamo occuparci anche di quello che rimane quando quelle certezze non ci sono. Dobbiamo occuparci di quelle che non sono solo fascicoli di tribunale ma vite, nomi, volti. Persone che fino a un attimo prima svolgevano la loro esistenza nella normalità che appartiene a anche a quei politici, intellettuali, a quelle cariche dello Stato che invece decidono di manifestare a favore di provvedimenti d’impunità, proprio nel giorno di Natale, fregandosene del fatto che è un giorno sacro che per le Vittime non ha più luci né colori e che va rispettato!

Ecco perché chiedo che la mozione che presento oggi sia accolta, che quanto vi è descritto sia inserito a pieno titolo nel programma dell’unico partito italiano che ha un dipartimento dedicato alle Vittime della violenza, dell’irresponsabilità, ma anche di quel capitalismo sfrenato, che invece di renderci un po’ più liberi ci rende schiavi, che invece di amplificare l’umanità la nega, fino a portare le persone al suicidio.

E allora sì, lottiamo contro la speculazione delle banche e della finanza, contro le tasse eccessive, contro Equitalia, contro un sistema che ci vede come salvadanai da svuotare e che poi ci butta via, ma lottiamo anche per dare alle persone la forza di scegliere per la vita, perché noi non valiamo meno di quello che possediamo!

Facciamo crescere insieme quest’area umanistica, chiamiamola così, di Fratelli d’Italia.  Creiamo un’alleanza nazionale di persone che sanno di essere parte di un solo mondo, perché calpestano una sola terra e sono figli di una stessa madre: la vita!

Grazie

@bbenedettelli

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