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Femminicidio sia reato specifico – gennaio 2013

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(AGENPARL) – Roma, 15 gen – “Non sono ancora note le motivazioni del gesto dell’uomo che questa notte ha ucciso a martellate moglie e figlia. Un delitto che rientra nella categoria del femminicidio. La differenza tra uccidere una persona (donna, uomo o bambino che sia) e uccidere una donna in quanto donna sta nella motivazione, nella spinta, nel pregiudizio, nella discriminazione. E proprio il fatto che questo delitto in Italia non sia riconosciuto nella sua complessità e nella sua differenza da altri delitti fa sì che non si prendano in seria considerazione le denunce quando arrivano e si lasci così che le donne sfiduciate e sole muoiano di violenza”.  Così la scrittrice e attivista per le vittime Barbara Benedettelli, candidata alla Camera dei Deputati con il movimento “Fratelli d’Italia”, commentando il doppio omicidio avvenuto stanotte nel Torinese, a Cavour, dove un uomo di 67 anni, Franco Pons, ha ucciso la moglie e la figlia a colpi di martello.
A tal proposito la Benedettelli, presidente uscente del movimento ‘L’Italia Vera’, impegnato proprio per la tutela dei diritti della persona, ricorda che “Rashida Manjoo, Special Rapporteur delle Nazioni Unite per il contrasto della violenza sulle donne, ha affermato che in Italia ‘femmicidio’ e ‘femminicidio’ sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, soggette a diverse forme di discriminazione e di violenza durante la loro vita. «In un contesto sociale patriarcale, dove la violenza domestica –dice Manjoo- non viene sempre percepita come un crimine, persiste la percezione che le risposte dello Stato non siano appropriate e sufficienti»”.

Alla luce di tutto questo, Barbara Benedettelli rilancia una delle sue principali battaglie di civiltà, ovvero la necessità di prevedere l’istituzione di un reato specifico. “Nella gran parte dei casi le donne –puntualizza l’esponente di Fratelli d’Italia- vengono uccise in quanto appartenenti a una “categoria” che durante l’arco della propria vita vede lesi molti diritti a differenza di quanto accade invece agli uomini. Questi diritti devono essere affermati con forza. Ci troviamo di fronte a una sorta di discriminazione razziale e a una pesante violazione dei diritti umani. E anche di fronte a un allarme che, secondo le statistiche più recenti, vede diminuire da una parte gli omicidi degli uomini e aumentare dall’altra quelli delle donne. Le donne che si ribellano agli stereotipi che la vogliono regina del focolare, mamma sensibile, cuoca, dipendente economicamente, sottomessa, e per questo anche meno pagata sul lavoro, si espongono a una sorta di discriminazione razziale. Questa va combattuta anche attraverso l’introduzione di un reato specifico che comprenda tutto ciò e che metta in essere anche provvedimenti in grado di prevenire omicidi così efferati come quello di Torino”.

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