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Mara Carfagna

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“Il Giornale” 8 marzo 2010

Il ministro Mara Carfagna è come un jet. Procede instancabile verso i suoi obiettivi. Le donne, i bambini, gli anziani e i disabili sono il centro intorno a cui ruota il suo lavoro, è convinta che la famiglia sia un punto fermo da cui partire per migliorare l’assetto sociale. A proposito di famiglia il 3 febbraio scorso il Tribunale Civile di Milano è stato chiamato ad esprimersi su una vicenda di violenza sessuale tra adolescenti. I genitori sono stati condannati a pagare una multa importante perché «non hanno trasmesso ai loro figli l’educazione dei sentimenti e delle emozioni».

Ministro, approva?
«Credo che questa sentenza, con la sua “filosofia”, sia un ottimo strumento per contrastare la violenza, per la quale io credo si debba adottare la politica della tolleranza zero. Se un figlio commette un reato così grave non si può negare che i genitori siano venuti meno ad un loro dovere. È importante riconoscere la centralità del rapporto educativo genitori-figli e il valore del dialogo».

Che ricordo ha della sua adolescenza?
«Il calore di casa mia. La colazione domenicale era il momento della settimana in cui ci si riuniva a parlare con mio fratello Rocco e i miei genitori. Senza fretta, senza la campanella della prima ora né per noi, né per loro. Ancora adesso, ogni tanto, torno dai miei genitori a cui sono molto legata, per ritrovare quello spazio e queltempo».

Suo padre è un militante del Pdl, è anche il suo mentore?
«Mio papà per me è una figura importantissima, è molto presente nella mia vita, ci confrontiamo spesso, mi consiglia».

Che bambina era?
«Rigorosa, precisa, ordinata. In parte perché figlia di un preside e di una docente liceale, in parte per dote caratteriale e poi perché gli studi di danza classica e di pianoforte, intrapresi molto presto, richiedono una grande disciplina».

C’è ancora qualcosa di quella bambina in lei?
«L’impegno scrupoloso nell’affrontare ogni questione, piccola o grande. Chi mi conosce mi chiama “secchiona”. Ma anche la capacità di sognare, il motore di tutte le grandi scoperte».

Quali erano i suoi sogni?
«Non avevo un obiettivo preciso, ne ho cambiati centinaia, forse migliaia. Faccio prima a dire cosa non avrei voluto fare: l’astronauta».

Quanto è importante credere nei sogni per poterli realizzare?
«Se non si è convinti di poter raggiungere un obiettivo non lo si centrerà mai. Lo stesso vale per i sogni, ma non basta: per fargli prendere forma devi impegnarti e studiare moltissimo».

La delusione più grande?
«I pregiudizi, ma sono durati poco per fortuna. Alla lunga sono riuscita ad impormi per le cose che ho fatto, non perché donna giovane ed esteticamente “accettabile”».

Non sia modesta! Dica bella. Quando si è trovata al bivio tra spettacolo e politica non aveva paura di sbagliare?
«Questo dubbio non l’ho mai avuto. Quando Sandro Bondi mi ha offerto un incarico in Forza Italia avevo appena firmato un rinnovo con Rai Due, il richiamo della politica è stato più forte. La Tv è stato il primo lavoro, il mezzo per raggiungere l’indipendenza economica e l’autonomia dai genitori. È un mondo affascinante, ma lo sento come fine a se stesso. Invece essere impegnata in politica, nel sociale, è una responsabilità che mi coinvolge completamente, mi realizza».

Nietzsche diceva che bisogna avere un caos dentro di sé per far nascere una stella danzante. Quanto caos c’era in lei all’inizio?
«C’era un miscuglio di volontà e di paura, per me la politica, il Parlamento, erano mondi nuovi, sconosciuti. Sapevo di avere molto da imparare, ma anche molto da offrire. Vivevo una nuova, emozionante, sfida con me stessa».

Come si è sentita quando le hanno proposto il ministero?
«In un primo momento spaventata e sorpresa, poi determinata. Berlusconi, con me e con le mie colleghe donne al governo, ha dimostrato ancora una volta di avere coraggio, di essere capace di investire su una nuova classe dirigente. Noi stiamo cercando di ricambiare questa sua fiducia dando il massimo».

Il suo ministero ha fatto molto contro la violenza, che cosa la spinge?
«Da quando dirigo il ministero per le Pari Opportunità ho spesso raccolto testimonianze dolorose. Ogni vita abusata è un’esistenza sfregiata. Il compito delle istituzioni è non permettere che ciò avvenga. E poi, da buona campana, sono piuttosto vivace e passionale, tendo ad arrabbiarmi di fronte alle ingiustizie. Non per il gusto di lamentarsi, ma per mettere fine a situazioni che non posso tollerare. Sono sicura cheprima o poi la giustizia vince».

Quali sono le leggi che avete varato fino a oggi?
«La più nota è quella contro lo stalking. L’abbiamo introdotta nel Codice dopo 15 anni rispetto al resto d’Europa e agli Stati Uniti, e i risultati già si vedono. In 12 mesi sono stati assicurati alla giustizia oltre mille stalkers, e altrettante vittime, in maggioranza donne, si sono riprese la loro libertà. Lo stalking è l’anticamera del 40% dei reati di violenza sessuale, reati per cui abbiamo introdotto le aggravanti, il divieto di arresti domiciliari e la difesa gratuita per le vittime, cosa di cui vado fiera. Poi ho voluto che l’Italia adottasse la Convenzione di Lanzarote per la tutela dei minori: con l’introduzione del reato di adescamento di minore su internet e con le aggravanti per sfruttamento della pedopornografia e prostituzione minorile, la nostra legislazione sarà tra le più avanzate nella tutela dell’infanzia».

Quali progetti mettono la donna al centro nel 2010?
«Il 2010 sarà l’anno dedicato alle donne che lavorano e hanno figli, quindi asili nido nei condomini e nei posti di lavoro, e un albo delle baby sitter. Abbiamo stanziato 40 milioni di euro per i servizi alle mamme e all’infanzia».

Cosa prova quando vince una sfida?
«Molta soddisfazione e la consapevolezza di avere fatto bene il mio “lavoro”. Il ministero per le Pari Opportunità aiuta a sanare gli squilibri sociali, a fare in modo che nessuno sia svantaggiato nell’esprimersi e nel portare il suo contributo».

L’impegno politico, a differenza di quanto la gente è «portata» a pensare, comporta un enorme carico di responsabilità. Un peso paragonabile a quello di una donna che porta un figlio dentro di sé: ansia, paura, fatica, ma anche gioia, speranza. È così?
«Sì, è vero, fare il ministro è difficilissimo, accorcia le giornate, le riempie di appuntamenti, fa vivere delle vite che sembrano viaggiare a una velocità doppia rispetto a quella normale. Ma quando con i fatti si riesce ad aiutare qualcuno, a migliorare la sua vita, senti di avere portato a compimento qualcosa di davvero importante».

Jung diceva: trovate quello che una persona teme di più e quello sarà il suo prossimo sviluppo. Di che cosa ha più paura Mara Carfagna?
«Spero di non avere mai un rimpianto. Meglio avere un rimorso».

 

di Barbara Benedettelli

 

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