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“Il Giornale” 7 febbraio 2010 Mercoledì 3 febbraio avevo appuntamento con Paolo Brosio per questa intervista. Volevo parlare della sua nuova vita di uomo votato a Dio, delle esperienze straordinarie vissute a Medjugorje, dove la Madonna appare ai veggenti da molti anni. Poi leggo sui quotidiani del caso Morgan, della cocaina sbattuta in prima pagina e trasformata nel migliore degli antidepressivi. Ho un figlio di 15 anni e quello che leggo mi turba, sento nascere in me l’esigenza di far conoscere un’altra verità. Certo, il cantante poi corregge il tiro, si rende conto di avere una grande responsabilità verso chi potrebbe emularlo, e si dice pronto a farsi aiutare. Ma la bomba è stata lanciata. Con Brosio decido di parlare proprio di questo, perché lui-che oggi è un uomo sereno e risolto-, nel suo libro A un passo dal baratro, perché Medjugorje ha cambiato la mia vita – centomila copie vendute- della cocaina ne parla come di una sostanza che addormenta la coscienza.“Non voglio giudicare Morgan. Non entro in merito alla vicenda di una persona che parla riguardo all’uso, o non uso, di cocaina. Mi riferisco esclusivamente alla mia esperienza personale. Nel 2008 mi hanno bruciato il locale, mio padre è morto, il mio matrimonio è finito e io ero precipitato in un pozzo di dolore insostenibile, così per distrarmi mi sono buttato nel divertimento più sfrenato, soprattutto sessuale. Dovevo evadere dalla realtà. Dovevo uscire dallo strazio della doppia perdita di mio padre e della mia donna e per farlo avevo bisogno di emozioni forti, della ripetizione ossessiva dell’atto sessuale”.

E la droga?
“Dopo un po’ neanche il sesso mi bastava più. Per dimenticare dovevo farlo in modo trasgressivo ma, avendo ricevuto un’educazione con alti valori morali, era necessario annullare la mia coscienza. Ci riuscivo con fumo, alcool e coca “.
Un modo per autodistruggersi?
“Lo fai perchè non sai sopportare il dolore, non capisci che la sofferenza è necessaria per crescere, che è parte della vita. Ma ti sballi anche perché non sei contento di te, sei demoralizzato, insoddisfatto, disperato”.
Che cos’è la sesso-dipendenza?
“Il sesso diventa un chiodo fisso che altera la percezione delle cose. La donna non rappresenta più una persona da amare, con cui costruire una famiglia, con cui fare dei figli, è solo un oggetto sessuale. E questo umilia lei, ma anche te, perchè non sei più capace di avere una relazione “normale”, diventi una macchina. Passi da una donna all’altra come un’automa”.
E questa dipendenza era aggravata dall’uso della droga, ma quando finisce l’effetto?
“Quando finisce l’effetto stai peggio di prima, il male esistenziale è ancora lì ed è triplicato dal rimorso di avere fatto quello che hai fatto. Insieme a questo stato di prostrazione sentivo la necessità fortissima di riappropriarmi della mia vita, dei miei sentimenti, ma anche del piacere della conquista lenta di una donna. Quante volte in quei momenti di disperazione ho sognato una relazione serena, semplice”.
Era dentro una centrifuga.
“Dentro di me c’era una lotta continua tra il bene e il male. Il bene mi diceva “smetti, ti stai rovinando la vita, basta”, il male contrattaccava “lasciati andare, tuo padre è morto, il tuo matrimonio è finito, ti hanno bruciato il locale, sei solo e lavori venti ore al giorno, te lo meriti, divertiti, che problemi hai”. Per lungo tempo ha vinto il male”.
Poi in un giorno di dicembre del 2008, durante un festino, è accaduto qualcosa di straordinario.
“Ho sentito una voce, non l’ho udita, la sentivo come parte di me, veniva da dentro. Oggi so che Dio parla agli uomini così, attraverso una voce interiore. Era dentro di me da mesi e ogni volta era più forte, più netta. La notte in cui la mia vita è cambiata, in cui la Madonna mi ha preso per mano e mi ha salvato, quella voce ha squartato la mia coscienza”.
Come ha fatto a capire che era una voce divina?
“Perché mi diceva cose buone, mi suggeriva i consigli giusti, mi indicava la strada per uscire dal baratro nel quale ero precipitato. La Madonna è come una mamma che ti dice cosa fare o non fare per stare bene”.
A lei cosa ha detto?
“La sua voce ha aperto un varco nella mia coscienza annebbiata permettendomi di capire che non potevo uscire da solo da quel buco nero, che le difficoltà fanno parte della vita e vanno affrontate con la serenità nel cuore, non con la disperazione. La disperazione porta a fare gesti terribili. Quando penso a quel periodo sto davvero male”.
Ci sono stati altri momenti simili nella sua vita?
“Mai a questi livelli. Negli anni novanta grazie a Tangentopoli avevo raggiunto una grande popolarità e forse per questo mi ero avvicinato a questo mondo. Ma in maniera marginale, distaccata, saltuaria”.
Quale mondo?
“Il mondo della notte, di quelli che devono tirare tardi a tutti i costi, che devono trasgredire. Tu pensi di divertirti, di giocare, di scherzare e invece butti via le ore del sonno e la vita. La notte è fatta per recuperare le fatiche del giorno, non per devastarsi”.
Quali sono i “riti” di chi vive la notte come il luogo dello sballo?
“Si comincia con l’aperitivo, già qui si bevono superalcolici, poi vai a cena e bevi anche lì, finita la cena magari ti fai una canna e a quel punto sei talmente stonato che per proseguire la serata in discoteca devi farti una riga. Quello è il momento peggiore. Il primo passo sbagliato però è bere i superalcolici già prima di cena”.
L’alcool fa più vittime della droga.
“Un mese fa sono andato a visitare alcune comunità di recupero in cui ho conosciuto Suor Elvira , Chiara Almirante e Rosolina Ravasio, tre persone meravigliose. Dovevo rendermi conto di quali rischi avevo corso, e volevo portare il mio esempio perchè sono convinto che nel mio piccolo posso aiutare a capire quali sono i pericoli. Vado anche nelle scuole perché purtroppo nelle comunità ci sono un sacco di adolescenti, la Ravasio mi ha detto che oggi il 33% dei suoi ospiti ha dai 12 ai 16 anni. Un fenomeno allarmante, peggiorato negli ultimi tempi a causa delle droghe sintetiche, che lasciano segni devastanti nel cervello e possono arrivare a uccidere”.
Quando era nel baratro ha mai pensato “ oddio muoio?”
“Sapevo che c’erano dei rischi gravissimi per la mia salute, ma credo che l’aver condotto una vita sana, la mia passione per lo sport, la grande forza fisica che mi viene da mio padre, abbiano aiutato il mio corpo a non cedere. Ho giocato a calcio in serie C, ho fatto tornei di tennis, vado in bicicletta. Il mio cuore ha retto anche quandoavevo datto il massimo al male. Ma penso ai giovani, a quelli che non sono fisicamente forti. Non ce la fanno. Muoiono”.
Vuole fare un appello?
“Il mio non è solo un appello, è un grido che faccio con tutto il cuore e che mi viene da un sentimento profondo di riconoscenza verso la Madonna, verso Dio, che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. E’ un grido di allarme che nasce da un’esperienza vissuta. Il male mi ha attraversato, lo ha fatto in età adulta. Quello che è capitato a me per un giovane potrebbe essere letale. Gli adolescenti poi, pensano che tutto è possibile. Non è così”.
Come si sente oggi ?
“Oggi sono un uomo sereno che ha un forte senso della fede, che ha voglia di aiutare gli altri, ma la cosa straordinaria è che continuano ad accadermi cose che mi dimostrano quanto possa essere potente la grandezza di Dio”.
Per esempio?
“Per esempio l’8 dicembre del 2009 sull’aereo chemi portava a Medjugorje è accaduta una cosa incredibile. Ci sono state una serie di coincidenze inspiegabili che hanno risolto una situazione drammatica. Ma non bastano poche righe per raccontarlo, ne scriverò nel mio prossimo libro”.
A chi dice che ha seguito la Madonna più per business che per fede cosa risponde?
“Niente. Prego per lui”
Barbara Benedettelli.

 

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