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Violenza sugli uomini. Il “test”.

violenza domestica

Violenza sugli uomini. Un mio articolo diventa una sorta di “test” involontario, ma degno di nota. 

Violenza sugli uomini all’interno delle relazioni affettive. Questo il tema di un mio articolo apparso su Il Giornale di Domenica 20 Novembre, che si è rivelato alla fine una sorta di test.

Nel tirare le fila del dibattito che ne è scaturito, si evidenzia un problema dialettico degno di nota: mettendo insieme a più b si scopre un sottobosco umano che, all’apertura del vaso, si è sentito autorizzato a sputare quell’odio verso le donne in grado poi di produrre le tragedie che sono ogni giorno sotto i nostri occhi.

A fronte di uomini che alla lettura dei dati di una indagine che rileva 5.000.000 di uomini vittime dei maltrattamenti femminili si sono sentiti compresi; che si sono come liberati dal peso dall’impossibilità culturale di dichiarare apertamente la loro fragilità interiore, riportando la propria esperienza umana o chiedendo attenzione e reciproco rispetto, c’è invece chi elogia la schiavitù e l’orrore a cui sono sottoposte alcune donne musulmane o chi giustifica i comportamenti violenti verso il sesso opposto.

Ammettere che anche le donne sanno essere violente non significa giustificare chi le uccide. Ma affermare che la realtà è articolata e ambivalente, va dunque osservata da più punti di vista per trovare quella via capace di sanare le relazioni sociali e affettive profondamente malate. Con onestà. E con la volontà di farsi un esame di coscienza individuale e collettivo, capace di superare gli errori che tutti commettiamo.

Vuol dire tenere conto dei fatti di vita: questa settimana la cronaca nera ha riportato l’uccisione da parte del coniuge di Elizabeth Huayta Quispe e prima di lei di Anna Manuguerra. Uccise per mano di chi diceva di amarle. Ed è qui il punto: “amare”. Ammazzate con botte, coltelli, martelli. Allora non si può negare l’allarme sociale né si può demolire i tentativi di prevenire con leggi più severe (che per altro non fanno distinzione di sesso come la legge 119/2013) e le campagne sociali indirizzate a isolare i violenti.

Ma è folle non voler vedere l’altra faccia di una stessa medaglia. Non si può chiudere gli occhi di fronte a quegli omicidi accaduti nello stesso contesto relazionale, ma che vedono le parti invertite: è la donna a colpire e l’uomo a morire. E quindi va data dignità anche a Corrado Valentini, Mauro Sorboli e tutti gli altri uomini ammazzati da chi un tempo diceva di amarli. 

L’omicidio delle prime non è più grave di quello dei secondi. La violenza va sempre condannata. Da qualunque parte arrivi e verso chiunque sia rivolta. Ma per poterla sradicare va indagata la radice di ognuna delle sue forme. Una radice che che si trova anche nell’incapacità, di una e dell’altro, di amare.

Se l‘obiettivo è quello di trovare un equilibrio in grado di rinnovare il rapporto tra i generi, dobbiamo avere ben chiara la profondità delle azioni, il loro effetto e i sentimenti che le provocano. Basta con misoginia e misandria. Siamo diventati analfabeti emotivi.

Dobbiamo imparare la grammatica dei sentimenti e avere il coraggio di aprirci alla comprensione reciproca scardinando i luoghi comuni. Dobbiamo forse cercare proprio nell’amore – di cui dovrebbero cominciare a parlare anche gli uomini senza paura – la forza, la ricchezza e il potere. Che non vanno trovati nell’esercizio della violenza. Niente pietas per chi la compie. Maschio o femmina che sia.

Barbara Benedettelli

@bbenedettelli

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One thought on “Violenza sugli uomini. Il “test”.

  1. Le donne o meglio una parte infame usano la magistratura, la polizia ecc…. per loro scopi economici , quando lo stato italiano o meglio i giudici italiani lo capiranno forse si potrà fare qualcosa per il momento solo discorsi.
    Davide Rapacci

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